I Zuavi pontifici

Fra gli avi della famiglia romana Hausmann si ricorda ancora Max Hefner, capitano degli Zuavi Pontifici.
Il battaglione degli Zuavi Pontifici fu creato nel 1861 per supportare lo Stato Pontificio durante le Guerre di Indipendenza che portarono all’unificazione dell’Italia con la presa di Roma, nel 1870. Al fine di aumentare gli effettivi in forze per lo Stato Pontificio, il segretario personale di papa Pio IX, monsignor Francesco Saverio de Mérode, già militante nella Legione straniera francese e divenuto poi Proministro delle Armi della Santa Sede, ebbe l’idea di reclutare giovani soldati facendo appello ai cattolici che si trovavano negli altri stati europei, superando i confini della penisola italiana. Arrivarono così in gran forze giovani pronti a combattere per uno Stato che era simbolo stesso della religione nella quale credevano, in particolare da Belgio e Francia.
Proprio a queste terre fu ispirata l’uniforme del corpo armato: si riprese lo stile degli zuavi, adattando l’abito tradizionale alle più calde temperature di Roma. I soldati furono chiamati “zuavi pontifici” ancor prima che il corpo militare fosse istituito.
Il Capitano Max Hefner fu fra i combattenti che il 20 settembre del 1870 servirono il Papa nella battaglia di Porta Pia, soccombendo alla forza prorompente della breccia realizzata dai Bersaglieri. Insieme a lui combattevano 3.040 Zuavi, al comando del colonnello svizzero Eugenie-Joseph Allet, oltre ad altri reggimenti sia italiani che stranieri.
La famiglia Hausmann ancora ha memoria della baionetta di Max, che recava l’incisione “Viva Pio IX”, ricordando che fosse l’arma utilizzata proprio il 20 settembre dal proprio avo.
Ai primi colpi di cannone, il 20 settembre, il papa chiese al generale di cessare il fuoco; furono 11 gli zuavi che rimasero uccisi nei combattimenti.
L’indomani, il reggimento degli zuavi fu sciolto. Gli zuavi si riunirono un’ultima volta, prima di tornare alle loro patrie, in Piazza San Pietro, insieme agli altri corpi armati dell’ormai ex Stato Pontificio, per salutare il sovrano per il quale avevano combattuto, Pio IX.

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