Joseph Anton Koch: capostipite delle famiglie Hausmann e Frielingsdorf

La progenie Hausmann e Frielingsdorf a Roma risale al pittore austriaco Joseph Anton Koch, che ad inizio ‘800 stabilì a Roma la propria dimora, inserendosi nel circolo dei Deutsch-Römer, i tedeschi che in epoca pontificia scelsero Roma come propria dimora. In famiglia, era noto con l’appellativo romano di “Peppe Antonio”.

Ritratto di Joseph Anton Koch

La sua vita personale e la sua esperienza artistica ben rappresentano il fenomeno storico della congiunzione fra la cultura germanica, di origine tedesca ed austriaca, e l’ambiente culturale italiano. Un fenomeno precursore dell’europeismo nella sua essenza di unione di culture e di arricchimento reciproco, nonostante si sia manifestato in un’epoca in cui gli Stati e i Regni erano fenomeni variabili, finanche transitori.

L’esperienza di Joseph Anton è molto più profonda e prolungata rispetto a quel bagno di italianità che cercavano le migliaia di artisti europei, e ovviamente anche tedeschi, di passaggio a Roma e nelle località artistiche e naturalistiche più belle della penisola italiana. E’ infatti fra i pochi artisti stranieri che fecero dell’Italia la propria Patria, trovandovi moglie e stabilendovisi in via definitiva fino alla propria morte. E l’unico che lasciò una numerosa discendenza, non tedesca ma ormai autenticamente romana.

Joseph Anton Koch nacque nel 1768 in un villaggio del Tirolo austriaco, Obergiblen. Figlio di contadini, apparteneva ad una famiglia numerosa composta da dieci fra fratelli e sorelle. Nell’età infantile, Joseph Anton aiutò il padre nei lavori in campagna, dedicandosi in particolar modo alla cura del gregge di famiglia.

Il tempo concessogli dall’attività di pastorizia gli permise di esprimere sin da giovane il proprio talento artistico, che si manifestava nella rappresentazione dei paesaggi bucolici che lo circondavano. Talento che fu notato e coltivato dal Vescovo di di Augusta Clemente Venceslao di Sassonia, che lo incontrò in un suo viaggio per impartire le cresime nella propria Diocesi.

Ritratto di Joseph Anton Koch

Il Vescovo gli offrì la possibilità di studiare, inizialmente in un seminario, poi a bottega presso uno scultore di Augusta, fino a giungere alla Karlsschule di Stoccarda, una accademia militare dove Joseph Anton studiò dal 1785 al 1791. In quell’anno abbandonò il collegio per unirsi ai circoli giacobini di Strasburgo e Basilea che si formarono sull’onda della Rivoluzione Francese, iniziando poi un viaggio senza meta nelle Alpi svizzere che durò 3 anni. Anni impiegati nel disegno paesaggistico, costruendo un portafoglio di disegni che utilizzerà spesso, più avanti, quali sfondi per i propri quadri. 

La borsa di studio di un mecenate gli permise di giungere in Italia, alla fine del 1794, dopo aver attraversato a piedi le Alpi. Visitò i luoghi simbolo della cultura italiana: Bologna, Firenze, ma anche Napoli e Salerno, mostrando grande trasporto per la pittura italiana studiata dentro i numerosi palazzi che già all’epoca esponevano ampie collezioni pittoriche.

Era l’inizio del 1795 quando arrivò a Roma. Fu rapidissima la sua integrazione nel circolo dei Deutsch-Römer, i tedeschi che abitavano a Roma quando questa era ancora la Capitale dello Stato Pontificio, del quale divenne punto di riferimento indiscusso.

Joseph Anton divenne frequentatore del Caffè Greco, lo storico locale in via dei Condotti fondato nel 1760 e scelto a ritrovo della comunità tedesca di Roma all’inizio del XIX secolo. Un ritratto di Koch ancora abbellisce le pareti del Caffè romano.

Il ritratto di Joseph Anton Koch conservato nelle sale del Caffè Greco

I racconti di Friedrich Heinrich von der Hagen svelano che “da molto tempo il caffè è stato scelto come particolare sede dai tedeschi, anche perché soltanto una panca, vicina alla porta, è stata in esso riservata ai non-fumatori. Alle pareti erano appesi paesaggi di Reinhart, Rohden e Koch, ma a causa del denso fumo, non si riusciva a vederli. Ed io, con la preoccupazione di un mercante di quadri, li vedevo prossimi ad annerire. E’ una vera camera da fumo questo Caffè, dove tuttavia ci si ritrova volentieri e in allegria”.

Il Greco rappresentava il quartier generale di questi artisti tedeschi in Roma. Al punto che il futuro Luigi I di Baviera, in una visita a Roma sentenziò: “Caffè Tedesco ti devi chiamare, tu, luogo di riunione dei teutoni, familiare incontro dell’arte, dove anche il Greco e il Tedesco si uniscono”.

E’ questa la culla di cultura teutonica a Roma nella quale cresce l’opera artistica di Joseph Anton Koch. A partire dai primi anni dell’800, la sua arte raffigurava la campagna romana, in particolare la foresta di querce della Serpentara e il borgo di Olevano Romano. Proprio qui trovò moglie, sposando Cassandra Ranaldi, figlia di un vignaiolo di Olevano. Dal matrimonio nacquero tre figli, fra cui Augusto, che divenne anch’egli pittore e fu a sua volta padre di Gaetano Koch, che diverrà un rinomato architetto alla fine del XIX secolo.

Lo stile di Koch si collega al Neoclassicismo del suo maestro e caro amico Carstens. Riflette inoltre una profonda conoscenza dello stile italiano, in particolare dei corpi umani di Michelangelo, e dei paesaggi di Annibale Carracci. I soggetti sono per lo più religiosi o mitologici, ambientati sullo sfondo della Campagna Romana, oppure danteschi. Koch aveva una cura estrema per i dettagli, al punto che anche i disegni preparatori dei suoi dipinti rappresentano spesso costruzioni complesse, realizzate con tale perizia da poter essere considerate opere d’arte autonome.

 

Verso il 1810 Joseph Anton Koch entrò in contatto con i Nazareni, un gruppo di giovani artisti di origine tedesca che operavano a Roma all’inizio del XIX secolo (fra questi, Johann Friedrich Overbeck, Franz Pforr, Peter von Cornelius, Wilhelm von Schadow, Philipp Veit, Julius Schnorr von Carolsfeld, Joseph von Führich, ecc.). Questi guardarono a Koch come a un maestro. Fu proprio Koch ad assegnargli il soprannome di “Nazareni”, sulla base di una forte attrazione verso il cattolicesimo, per lo stile di vita monastico e per la grande cappa e il taglio lungo di capelli. Proponevano un rinnovamento del classicismo accademico nella direzione di un carattere arcaicizzante, ottenuto tramite un forte accento lineare e un uso del colore distribuito in modo uniforme e crudo. Uno stile che si rifaceva in una corrente ai pittori del Quattrocento Italiano quali Beato Angelico e Perugino, e soprattutto a Raffaello; per una diversa corrente invece a Dürer e alla pittura tedesca più antica.

L’occupazione napoleonica a Roma spinse Joseph Anton, nel 1812, a trasferirsi a Vienna con la moglie e la figlia primogenita, Elena. I Koch si fermarono a Vienna per tre anni, ma non riuscirono ad ambientarsi, forse anche a causa della rigidità del clima, alla quale neanche Koch era più abituato. La difficoltà di vita a Vienna fu ispirazione per il lavoro artistico: lì Koch dipinse alcuni fra i suoi più bei paesaggi italiani, e fu in grado di esercitare una forte influenza sulla nuova generazione di artisti romantici austriaci.

 

Paesaggio storico con arcobaleno, Anton Koch, 1815

Nel 1815 la famiglia Koch rientrò a Roma, abbracciando di nuovo quella che considerava la propria città. Il principe Luigi, che divenne poi re Luigi I di Baviera, frequente visitatore di Roma, lo aiutò economicamente con l’acquisto di molte sue opere ma anche mettendo a disposizione degli artisti tedeschi a Roma Villa Malta, che divenne luogo di incontro e di lavoro. I rapporti di Koch col re furono amichevole ma difficili nello stesso tempo, soprattutto perché Koch detestava la mondanità.

 

E’ del 1819 la produzione artistica che Koch stesso ritenne più significativa. La sua reputazione come illustratore di Dante era così grande che il principe Massimo gli commissionò un ciclo di affreschi, da eseguire nel Casino di Villa Massimo, aventi come soggetto la “Divina Commedia”.

“L’inferno di Dante” di Joseph Anton Koch, Villa Malta

Nonostante le sue opere fossero molto apprezzate dagli artisti suoi colleghi, la sua vita di artista non fu mai ricca ed agiata né per lui né per i suoi colleghi, tutti privi di risorse finanziarie quanto lui. Ferdinando I d’Austria gli concesse una generosa pensione, che arrivò però pochi mesi prima della sua morte, nel 1839, che lo sorprese nella sua abitazione a Palazzo Galoppi, nei pressi di Quattro Fontane.

Lucifero, Anton Koch, disegno con inchiostro

 

Koch ebbe sepoltura al Camposanto Teutonico, il cimitero dei Teutonici e dei Fiamminghi che si trova ancora oggi a Roma nella Santa Sede, sotto l’ombra del Cupolone di San Pietro.

L’integrazione di Koch con l’Italia è resa evidente dal comportamento della propria progenie. Figli e nipoti della primogenita Elena sono distribuiti in Germania, in Svizzera, in Spagna, in Brasile e in Australia; ma molti sono rimasti a Roma e tra questi si distinguono le famiglie Bretschneider, Hausmann, e Curti Gialdino (queste ultime hanno dato entrambe due figli alla patria italiana). Elena sposò il pittore Michele Wittmer, che giunse a Roma al seguito del re di Baviera; in famiglia si tramanda di un libricino di suoi disegni che ritraggono i posti più belli visti nel viaggio. Dal matrimonio nacque Matilde Wittmer, che sposò il comandante Hefner della Gendarmeria Pontificia

Paesaggio dopo un temporale, Anton Koch 1830. Galleria di Stato di Stoccarda

I due figli maschi di Joseph Anton, Camillo e Augusto, sposarono a Roma due ragazze della casata dei marchesi Lecce. Augusto, pittore anche lui di un certo talento, è quello da cui discendono tutti gli attuali Koch romani. Alcuni hanno ereditato e perpetuato il genio artistico dell’avo, come uno dei figli di Augusto, l’eminente architetto della Roma umbertina Gaetano Koch, che ha fra l’altro progettato l’attuale sede della Banca d’Italia e dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma; altri si sono distinti nelle professioni liberali, come i Lodoli, o nelle attività economiche e nel servizio pubblico, fra cui tre Koch diplomatici italiani di tre successive generazioni.

Nel 2011 si tenne una mostra celebrativa dell’arte di Joseph Anton presso la casa di Goethe a Roma, nei locali di via del Corso 18, così prossimi all’area di attività della moderna azienda Hausmann & Co. La mostra, dal titolo “Joseph Anton Koch a Roma. Disegni dal Kupferstichkabinett di Vienna”, raccolse una serie di opere custodite a Vienna.

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