Tour degli Orologi / Via del Corso

Sul Corso, all’altezza di Palazzo Sciarra, dall’inizio del ’900 sorge un’edicola di giornali sormontata da un orologio, notissima in tutta Roma. sia perché probabilmente può, oggi, considerarsi la più antica della città, insieme alla sua consorella di piazza San Silvestro, sia per la sua forma o, meglio potremmo dire, per la sua architettura inconfondibilmente liberty. Nel passato e per lunghi anni è stata un luogo d’incontro famoso. Intanto perché era l’edicola de “il Giornale d’Italia”, in quanto fu posta nel luogo in cui nello stesso anno (1901) in cui nacque il celebre quotidiano, che aveva la sua redazione e la sua tipografia proprio di fronte e cioè a Palazzo Sciarra e l’orologio sulla sua sommità vi fu collocato, sempre nello stesso anno, dalla ditta Hausmann. Inoltre, nel primo dopoguerra – era ancora lontano l’avvento della televisione – molta gente si affollava di continuo davanti alle vetrine che il grande quotidiano aveva sistemato ad altezza d’uomo sulla facciata del palazzo e dove si esponevano le foto relative agli avvenimenti del giorno, scattate dai suoi fotoreporter fra cui il famoso Porry Pastorel.

Il grosso delle foto veniva esposto al momento in cui gli “strilloni” uscivano da Palazzo Sciarra con i fasci dei giornali freschi di stampa, urlando i titoli delle ultime notizie. Ciò avveniva intorno a mezzogiorno, quando usciva il “Piccolo Giornale d’Italia” edizione meridiana e chiamato a Roma “Il Piccolo” e verso le cinque pomeridiane, quando cominciavano ad uscire le cinque edizioni del pomeriggio e della sera. Ma esisteva anche un altro motivo che faceva di questa edicola un tradizionale luogo d’incontro e cioè la cerimonia del segnale del mezzogiorno astronomico, dato dal vicino Osservatorio del Collegio Romano, con l’abbassamento della famosa “palla di sant’Ignazio”. All’avvicinarsi delle dodici, attorno all’edicola, che costituiva un eccellente luogo d’osservazione per i movimenti della “palla”, cominciava ad affluire una discreta folla, tra cui molti habitués, per controllare l’esattezza dei propri cronometri, cerimonia che in caso di verificata puntualità, terminava da parte dei più “fanatici” con la compiaciuta esibizione ai vicini del proprio orologio.

Naturalmente questa autentica “sagra della puntualità” obbligava il proprietario dell’edicola, per punto d’onore, a mantenere sempre perfettamente regolato l’orologio che coronava il suo chiosco e ne faceva così, anche per questa sua puntualità, un tradizionale luogo di appuntamenti romani e cioè: “sotto l’orologio del Giornale d’Italia” e l’orologio fungeva anche da arbitro silenzioso, ma inappellabile, per le immancabili discussioni sulla puntualità. Poi, in anni più recenti, interrotte le pubblicazioni del quotidiano e mutata la proprietà del palazzo, l’orologio decadde al punto che i suoi quadranti, ormai inutili, vennero coperti da vernice. Nel 1991, il proprietario dell’edicola incaricò la ditta Hausmann di installarvi un nuovo orologio, questa volta elettronico, tornato così alla sua ultra secolare tradizione di assoluta precisione.