L’antico Carnevale Romano, sotto il “nostro” Palazzo Fiano

10 febbraio 2017 | ,

Roma era la capitale mondiale del Carnevale, quando ancora l’Italia “non s’era fatta”. Dalla metà del ‘400 e per quattro secoli a venire, il popolo romano viveva con emozione il periodo del carnevale, fra corse di cavalli, sfilate in maschera, carri allegorici, giostre giochi e torni.

Così scrive Goethe, nel 1788: “Il Carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo da’ a sé stesso. Il governo non fa preparativi né spese (…), ma un semplice segnale che autorizza ciascuno ad essere pazzo e stravagante quanto gli pare e piace. Salvo le bastonate e le coltellate, tutto è permesso”.

Uno degli eventi cardine era la Corsa dei Berberi: dei cavalli a briglia sciolta correvano in volata da Piazza del Popolo a Piazza Venezia, con partenza da piazza del Popolo. Ecco la corsa ritratta in un quadro di Ippolito Califfi proprio sotto Palazzo Fiano, sede di Hausmann & Co. a partire già dal XIX secolo.
Prima del trasloco nei locali di Palazzo Fiano, la ditta di orologeria si trovava a Palazzo Piombino (al cui posto sorge oggi la Galleria Alberto Sordi), dirimpetto a Piazza Colonna e sempre con affaccio sull’attuale Via del Corso, e quindi sul percorso della Corsa dei Berberi.

Corsa dei Berberi, Ippolito Caffi

La Corsa dei Berberi sotto a Palazzo Fiano, in un dipinto di Ippolito Caffi

Nel 1874, un grave incidente durante la corsa portò il re Vittorio Emanuele II ad abolire per sempre la manifestazione, segnando purtroppo l’inizio del declino del carnevale romano…

"La Mossa", ovvero la partenza dei cavalli senza destriero a Piazza del Popolo, in un dipinto di Ippolito Caffi.

“La Mossa”, ovvero la partenza dei cavalli senza destriero a Piazza del Popolo, in un dipinto di Ippolito Caffi.

I festeggiamenti del Carnevale a Roma terminavano con la Festa dei Moccoletti.

….non la conoscete? Era la festa dell’ultimo giorno del tradizionale Carnevale Romano, quello che oggi chiamiamo “Martedì Grasso”.

La sera si usciva di casa mascherati e con un “moccolo” (un lumino, una lanterna, una fiaccola..). Un fiume di luci riempiva le strade, concentrandosi su via del Corso. Tutti con spirito giocoso: bisognava spegnere il moccoletto di una persona del sesso opposto, conservando il proprio acceso. Chi aveva il moccolo spento, deve togliersi la maschera.

E, tra la folla mascherata del Carnevale di Roma, spazio alla baldoria: amori, tradimenti, scherzi crudeli… ma anche borseggiamenti e accoltellamenti!

Una rappresentazione della festa dei Moccoletti, il Martedì Grasso del Carnevale Romano, in via del Corso. Jean Louis Baptiste Thomas, acquerello e tempera, 1817.

Una rappresentazione della festa dei Moccoletti, il Martedì Grasso del Carnevale Romano, in via del Corso. Jean Louis Baptiste Thomas, acquerello e tempera, 1817.