A cosa serve il tourbillon?

19 ottobre 2015 | , ,

E’ un meccanismo affascinante e molto apprezzato dagli appassionati. Alle volte appare con grande forza sul quadrante tramite una apposita apertura, mentre alcune Maison lo custodiscono celato dietro la protezione del quadrante, per tutelarne il buon funzionamento. Alcune correnti di pensiero orologiero non lo considerano una complicazione, nonostante la destrezza ingegneristica necessaria per realizzare un componente così complesso in uno spazio ristretto e soprattutto ad un peso contenutissimo. Stiamo parlando del tourbillon.

A cosa (e se…) serve un tourbillon? All’inizio dell’ ’800, epoca della sua invenzione, la precisione di marcia di un orologio rappresentava una sfida alla forza di gravità. Ancora non esistevano gli orologi da polso, e quelli da tasca erano custoditi per la maggior parte del tempo in verticale. Se il peso del bilanciere non era perfettamente equidistribuito, come spesso avveniva quando i minuti componenti degli orologi erano realizzati senza l’ausilio di macchinari elettronici, le sue oscillazioni sarebbero state viziate dalla posizione verticale dell’orologio, e per questo irregolari; la molla-spirale del bilanciere, dopo anni di moto contro la forza di gravità, avrebbe inoltre potuto distorcersi.

Abraham-Louis Breguet risolse questa problematica con la sua invenzione forse più famosa, il tourbillon: una gabbia contenente l’intero meccanismo regolatore (bilanciere, ruota di scappamento e ancora) che, ruotando su sé stessa, compensa gli errori di marcia nelle varie posizioni assunte dal bilanciere, facendone la media fra loro. La maggior complessità del tourbillon è quella realizzativa: molti componenti, dalle dimensioni miniaturizzate e peso leggerissimo. Un esempio? Il tourbillon del calibro Patek Philippe R TO 27 PS QR è realizzato con 69 componenti per soli 0,3 grammi di peso, inseriti in una gabbia circolare dal diametro inferiore al centimetro.

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Il tourbillon, proprio perchè molto apprezzato, continua ad essere terreno per la sfida tecnica fra le diverse Manifatture di Alta Orologeria. Il piano della sfida è molteplice: la sottigliezza del meccanismo è esaltata dal Breguet Classique Grandes Complications ref. 5377, mentre Jaeger-LeCoultre ha speriemntato il cambiamento sulla forma della spirale e sulla capacità di rotazione della gabbia (ricordiamo lo sphérotourbillon e i tourbillon a spirale cilindrica o sferica), sulla linea di quanto realizzato da Vacheron Constantin con l’ultimo nato, il supercomplicato ref. 57270 con tourbillon che ruota su tre assi dotato di spirale sferica.

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Nei moderni orologi da polso, il braccio di chi lo indossa produce l’effetto di un tourbillon naturale, poiché il bilanciere assume molteplici posizioni indipendentemente dalla posizione in cui questo sia fissato all’interno del meccanismo. In più, la precisione della misurazione elettronica permette oggi di costruire bilancieri perfetti nel peso, in modo che risentano in misura solo marginale degli effetti della forza di gravità. Nei moderni orologi da polso, il tourbillon rappresenta una complicazione di altissima orologeria finalizzata a rendere ancor più precise le ormai ottime performance degli orologi da polso: gli standard di precisione del COSC prevedono infatti scarti di 2/3 secondi al giorno come massimo (approfondimento), ben più sfidante per i tourbillon rispetto a quello degli antichi orologi da tasca, per i quali non era inusuale registrare scarti anche di decine di minuti al giorno. Rispetto a tale benchmark, grandi Maison quali Patek Philippe riducono, in presenza di tourbillon, gli scarti tollerabili ad 1 o 2 secondi al giorno.

Il tourbillon, una delle massime complicazioni dell’arte orologiera, può quindi oggi definirsi una complicazione manieristica, quasi… superflua? Un appassionato di orologeria, che apprezza la sopraffina qualità della sua minuta lavorazione, non potrà mai dirlo. Altrimenti anche il quarzo avrebbe dovuto gradualmente far perdere di importanza l’obsoleta tecnologia degli orologi meccanici. E invece…