Come funziona l’orologio: platine, ponti e rubini come sostegno per gli ingranaggi del movimento

9 maggio 2015 | ,

I meccanismi degli orologi funzionano grazie al moto delle ruote e dei pignoni che trasmettono l’energia della molla di carica e, grazie ad un numero variabile di denti, suddividono il tempo in secondi, minuti, ore, giorni, e così via.

Ma come sono sostenute queste ruote? Su quale base poggiano?

Il meccanismo di un orologio è assemblato sulla platina (pron: platìna), una placca metallica, in genere in ottone rodiato o dorato, che costituisce la base sulla quale poggiano tutte le parti del meccanismo. Viene lavorata in modo che abbia fori, fresature e perni nelle dimensioni e posizioni necessarie per supportare gli incastri dei diversi componenti. La sua dimensione, che copre l’intero movimento, la rende il componente di base per l’assemblaggio: sostiene infatti nelle loro posizioni tutti gli ingranaggi. La platina è solitamente rotonda, ma per gli orologi di forma può subire alcune varianti, la più comune delle quali è rettangolare.

I pignoni (in termini non specifici, i perni) delle ruote del movimento poggiano quindi, da un lato, sulla platina. L’altro lato, i pignoni sono bloccati dai ponti: realizzati nello stesso materiale della platina, vengono fissati su quest’ultima con delle viti, e si incastrano perfettamente con gli ingranaggi, i cui pignoni sono accolti in appositi fori. La funzione dei ponti è quella di mantenere il giusto posizionamento di assemblaggio dei vari elementi meccanici, e di permettere una ottimale rotazione dei perni. Il ponte con il ruolo più importante nel movimento, tanto da avere un suo nome, è quello del bilanciere, detto “coq”, che sostiene l’organo vitale e più delicato dell’orologio.

Dettaglio Movimento Lange 1

Dettaglio del ponte del bilanciere del movimento del Lange 1, inciso a mano. Nei movimenti Lange & Shone i rubini sono esaltati dal gioco cromatico dei castoni d’oro e delle viti blu

La rotazione dei pignoni è assicurata dai rubini. Sia la platina che i ponti, i corrispondenza dei pignoni che devono sostenere, hanno dei fori nei quali sono inseriti dei rubini (un tempo naturali, oggi sintetici). Comunemente chiamati dagli orologiai “pietre”, in inglese “jewels”, i rubini migliorano la qualità del funzionamento dell’orologio. La loro introduzione è stata fondamentale per l’orologeria:  originariamente i perni in acciaio dei vari ruotismi  giravano nei fori di boccole in ottone presenti nelle platine, ma  la differente durezza dei due metalli, unitamente alla forza di trascinamento, provocava nel tempo l’ovalizzazione delle boccole e inevitabili malfunzionamenti. I rubini, più duri del metallo e resistenti all’attrito, hanno risolto questo problema: solitamente di forma tonda, di dimensione variabile in funzione del perno che devono accogliere, le “pietre” sono forate  al centro ed hanno un piccolo alloggiamento superiore atto a ricevere la lubrificazione; in alcuni casi contropietre  fissate sulle platine trattengono e proteggono l’olio al loro interno.  In tempi passati le case produttrici enfatizzavano  il numero di rubini presenti nei loro orologi per evidenziare il livello qualitativo dei loro movimenti. Attualmente i rubini sono considerati un requisito di base della buona orologeria ma, nonostante questo, il loro numero è sempre evidenziato sui ponti dei movimenti.

Il calibro squelette 9618 MC del Cartier Crash

Il calibro squelette 9618 MC del Cartier Crash, con l’indicazione dei 21 rubini.