L’orologio notturno: come leggere l’ora al buio nel seicento

27 gennaio 2015 | ,

Nato circa nella metà del XVII secolo, l’orologio notturno permette di leggere l’ora al buio, tramite un quadrante sul quale le ore vengono illuminate. E questo molto prima dell’avvento dell’illuminazione elettrica e dell’invensione dei meccanismi di ripetizione di ore, quarti o minuti. 

La sua invenzione è dovuta ad una balzana esigenza di un papa. Dopo la sua elezione nel 1655, Alessandro VII cominciò a soffrire d’insonnia a causa dell’importantissimo compito affidatogli. Per questo desiderava poter conoscere l’ora nella notte senza doversi scomodare ad accendere qualche candela.

I fratelli Pier Tommaso (orologiaio del Vaticano) e Giuseppe Campani si misero all’opera per costruire un orologio notturno in cui il quadrante si potesse leggere al buio: un quadrante traforato con le ore e i quarti in trasparenza veniva illuminato posteriormente da una piccola lampada a olio oppure da una candela, rendendo ben visibili i numeri che indicano l’ora. Non vi erano quindi lancette per la visualizzazione retroilluminata: i numeri che indicano le ore e i quarti scorrono dietro una finestrella del quadrante che riceve la luce della fiamma e che così vengono illuminati. Un foro nella parte superiore della cassa permette la fuoriuscita del fumo e il ricambio dell’aria.

Completato un primo prototipo di orologio notturno nel 1656, Pietro Tommaso Campani, accompagnato dai suoi fratelli lo portarono dal Papa Alessandro VII per mostrarglielo, il Papa fu così contento dell’invenzione che rilasciò un brevetto pontifico in nome di Pietro Tommaso Campani. Generalmente i brevetti del Papa erano rilasciati a protezione di monopoli e nuovi procedimenti, raramente per invenzioni. I Campani si ritrovarono improvvisamente non solo famosi, ma anche oberati di lavoro per i numerosi ordini provenienti da importanti committenti quali: principi, nobili, ambasciatori ed esponenti dell’alto clero.

Questi orologi notturni, destinati inizialmente ad una clientela clericale, furono realizzati con una struttura a forma di altare, per creare uno stile consono all’austero mobilio della camera da letto papale, riprendendo lo stile delle “edicole reliquarie” (un altare domestico o tabernacolo privato in voga a quel tempo), comuni nelle ricche residenze e nei palazzi della nobiltà romana ed molto ricercato come elemento di arredo. L’orologio era generalmente era di colore scuro, realizzato d’ebano oppure con altri legni ebanizzati, in qualche caso, per le realizzazioni più importanti, veniva decorato con inserti policromi di pietra dura. La struttura ad altare culminava con un frontone fiancheggiato da volute e presentava un pannello frontale centrale di rame, spesso dipinto con soggetti d’ispirazione allegorica o religiosa. Quest’ultimo era frequentemente contornato da colonnine decorative o da lesene. Le dimensioni totali della cassa degli orologi erano determinate dallo spazio necessario ad alloggiare il pannello del quadrante, che, a sua volta, doveva essere sufficientemente grande per essere letto da lontano.

Orologio notturno con cassa in legno ebanizzato, mostra in rame dipinto, h cm 70,5. Fonte: Museo

Orologio notturno con cassa in legno ebanizzato, mostra in rame dipinto, h cm 70,5.
Fonte: Museo “Giannettino Luxoro” di Genova