Watchmaking storytelling: il Silicio, la frontiera dell’innovazione micromeccanica

13 ottobre 2014 | ,

E’ il secondo elemento per diffusione in natura, dopo l’ossigeno: compone la crosta terrestre per circa il 30% del suo peso.
Da una decina d’anni, oltre ad essere notoriamente utilizzato nei mattoni per l’edilizia, nei pannelli solari e nel campo della microelettronica, rappresenta la frontiera dell’innovazione anche in orologeria. Per le spirali e ruote.

Stiamo parlando del silicio.

Questo elemento, infatti, è:

  • amagnetico
  • molto duro (silicio: 1100 Vickers; acciaio: 700 Vickers; rubino: 2000 Vickers; diamante: 3000 Vickers)
  • leggero (peso specifico del silicio = 2,33 g/cm3; acciaio = 8 g/cm3; oro = 19 g/cm3)
  • molto resistente alla corrosione
  • dotato di una struttura superficiale assolutamente liscia che non richiede lubrificazione
  • lavorabile secondo nuove tecniche che consentono di fabbricare componenti rigorosamente identici anche sulle dimensioni più piccole
  • malgrado la sua durezza è morbido e flessibile quando si presenta in microstrutture, analogamente alle fibre di vetro.

Tutte proprietà fondamentali nell’orologeria, sempre alla ricerca della costante riduzione dell’usura da attrito fra i componenti meccanici e, soprattutto, del moto isocronico del bilanciere. A questo fine è quindi fondamentale, fra le altre cose, combattere il variare dell’elasticità della spirale in risposta ai mutamenti di temperatura ed evitare l’asimmetria della fase di contrazione e di espansione della spirale (il respiro) dovuta alla sua magnetizzazione o alle distorsioni derivanti dagli innumerevoli urti cui sottoponiamo l’orologio portandolo al polso. Per queste ragioni, molte Maison stanno sperimentando l’utilizzo del silicio all’interno dei propri calibri.
Chi lo ha usato?

Breguet ha introdotto il silicio quale materiale alla base dei propri cronometri e cronografi ad alta frequenza. Già la famiglia dei Type XX, XXI e XXII era dotata di ruota del bilanciere Breguet in silicio con viti di regolazione e spirale in silicio. Il calibro 589 F è il primo movimento cronografico realizzato in serie dotato di scappamento e di spirale in silicio con frequenza di 10 Hertz (pari a 72.000 alternanze orarie): il silicio consente di avere componenti più leggeri e di evitare i problemi di lubrificazione generati dalle alte frequenze (basti considerare che la lancetta dei secondi cronografici del Type XXII effettua una rotazione completa in soli 30 secondi!). Il silicio è anche alla base del movimento dell’ultima innovazione di casa Breguet, il Classique Chronométrie 7727 10 Hz: spirale, bilanciere e ruota di scappamento sono realizzati in silicio per poter sopportare il campo magnetico che sostiene il bilanciere senza alterarne il funzionamento.

A partire dal 2005, Patek Philippe ha introdotto il silicio, gradualmente, in tutti i componenti del “cuore pulsante” di un calibro: ruota di scappamento e ancora (Pulsomax), spirale (Spriomax) e bilanciere (GyromaxSi) sono realizzati a partire dal Silinvar, ottenuto tramite l’ossidazione del silicio. Il gruppo di questi tre componenti, che Patek Philippe chiama “Oscillomax”, conta un totale di 17 brevetti della Maison. L’Oscillomax è stato montato per la prima volta sulla ref.5550P, calendario perpetuo che condivide la cassa in platino con la ref. 5140.

Ultima nata è la spirale Syloxi di Casa Rolex, interamente prodotta nei laboratori Rolex partendo da una lega di silicio ed ossido di silicio, secondo un procedimento di fabbricazione ad alta precisione. Questa nuova spirale è progettata per ottimizzare il funzionamento dei calibri degli orologi femminili, ed è stata introdotta in anteprima sui modelli Datejust Pearlmaster 34mm presentati a Basilea 2014 dotati del nuovo calibro 2236. Questa nuova spirale è protetta da ben 5 brevetti, appartenenti alla Maison Rolex.