Innovazione e orologeria: le sperimentazioni legate al fotovoltaico di metà ’900

20 marzo 2014 | , ,

Nel 1953, come sempre, la Fiera di Basilea fu il palcoscenico di diverse novità. La prima pagina spettò di diritto a un orologio rivoluzionario, la Pendulette Solaire, con il quale Patek Philippe stupì un pubblico abituato a percepire la Maison come l’emblema della tradizione e della conservazione. Una innovazione suggellata dal brevetto n.298564, “Énergie photoélectrique”.

Gli orologiai sono sempre stati alla ricerca di una fonte di energia “gratuita”, ma lo svantaggio della luce è che raramente questa è disponibile 24 ore su 24. I primi orologi fotovoltaici erano in grado di stoccare l’energia in modo meccanico, ricaricando una molla in grado di far funzionare l’energia durante la notte. L’idea di Patek Philippe fu quella di introdurre uno stoccaggio elettrico addizionale, sotto forma di un accumulatore, che fornisse l’energia per la ricarica della molla. Le cellule fotovoltaiche possono così stoccare l’energia prodotta sia in modo elettrico, tramite l’accumulatore, che meccanico, tramite la molla di carica. Quando quest’ultima è completamente carica, un interruttore dirige l’energia verso l’accumulatore.

Con la pendulette ad energia solare, Patek Philippe propose quindi una combinazione tecnologica peculiare: da un lato la frontiera dell’innovazione elettronica dell’epoca (fra le quali le costosissime cellule fotovoltaiche), dall’altro la tradizione di un movimento meccanico a carica manuale. Come illustrato dallo schema a destra, la cellula fotovoltaica collocata sul lato superiore dell’orologio fornisce carica all’accumulatore che, attraverso uno switch, azionava un motore che caricava l’orologio.

I componenti dell’orologio sono montati su una platina verticale dietro il quadrante e su una orizzontale che supporta il movimento, come mostrato nello schema alla pagina successiva. Il movimento, indicato con il numero “1”, è il calibro 17”’-150, utilizzato per orologi da tasca: 17 linee (38.25 mm) di diametro, 2.90 mm di spessore, 18.000 alternanze per ora, 18 rubini. Il “2” indica il motore elettrico alimentato dall’energia proveniente dall’accumulatore (“5”), il “3” i ruotismi di demoltiplicazione necessari per adattare la potenza di carica del motore alle esigenze del meccanismo, il “4” lo switch. Il “6” indica il retro del quadrante ed il “7” la corona per la messa all’ora.

Schema di funzionamento dell'orologio elettrico di Patek Philippe (vedi legenda nel testo)

Schema di funzionamento dell’orologio elettrico di Patek Philippe (vedi legenda nel testo)

Malgrado la novità di una tecnologia quasi sperimentale, le prestazioni si rivelarono eccellenti: i pannelli garantiscono una ricarica rapida, l’accumulatore vanta un’autonomia superiore ad un mese e lo scarto giornaliero medio non supera il secondo. Ecco come la descrisse il Journal Suisse d’Horlogerie: “Il meccanismo di questa pendola funziona esclusivamente grazie all’energia luminosa trasformata in energia meccanica attraverso un dispositivo ingegnoso. Un’illuminazione media di un’ora è sufficiente per ricaricarla completamente”. Ne furono prodotte più varianti in ottone, con diverse forme e rifiniture.
L’utilizzo dell’energia solare rappresenta una alternativa elegante per l’alimentazione degli orologi meccanici, nonostante al giorno d’oggi la maggior parte dei movimenti azionati da energia solare siano di tipo elettronico. Coerentemente con i propri valori di tradizione, eleganza ed innovazione, Patek Philippe continua ancora oggi a fabbricare un piccolo numero di pendulette Dôme nella versione fotovoltaica, pezzi unici rifiniti con la tecnica dello smalto cloisonné.

La presentazione della pendulette a carica solare si colloca in un’epoca di grande fermento per Patek Philippe: nel 1950 fu presentato il bilanciere Gyromax, che ancora oggi equipaggia molti dei calibri della manifattura. Solo due anni dopo, la Maison ginevrina presentò il primo orologio completamente elettronico e l’anno successivo il suo primo movimento automatico per orologio da polso. Nel 1954 realizzò il primo orologio nucleare, che ricavava energia da un isotopo radioattivo, e da ultimo, nel 1958, Patek Philippe produsse il suo primo orologio al quarzo: una pendola che all’Osservatorio di Ginevra fece registrare la scarto giornaliero medio di appena un centesimo di secondo, una prestazione record.