C’era una volta, quando si chiedeva agli spettatori di non attivare le ripetizioni minuti.. invece che di spegnere i cellulari!

11 ottobre 2013 | ,

C’era una volta, quando si chiedeva agli spettatori di non attivare le ripetizioni minuti… invece che di spegnere i cellulari!

… siamo nell’oscurità dei teatri di inizio ’800, dove gli aristocratici spettatori attendevano il finire delle opere controllando lo scorrere del tempo con le suonerie o le ripetizioni minuti dei loro pregiati orologi da tasca. Ne risultava una continua interruzione del piacere della musica, che mal era digerita dai veri appassionati.

Fra questi ultimi vi era il Re di Sassonia, Federico Augusto II, che per risolvere il problema vietò l’utilizzo dei dispositivi sonori degli orologi fornendo a tutti gli spettatori dell’opera di Dresda la possibilità di leggere l’ora su un grande orologio.
Questo orologio fu realizzato nel 1842 da Johann Christian Friedrich Gutkaes, orologiaio di corte, e dal suo allievo Ferdinand A. Lange, che allora muoveva i suoi primi passi.


L’ingegnosa soluzione tecnica per favorire la massima leggibilità fu l’affissione digitale: due dischi, uno per le ore e l’altro per i minuti, ruotavano in verticale per indicare l’ora. Le grandi dimensioni dei numeri hanno imposto un diametro massimo dei dischi, e di conseguenza un numero limitato di possibili affissioni. Per questo l’orologio indica le ore… e gli intervalli di 5 minuti! Da qui il nome di “orologio a cinque minuti”.

Questa invenzione tecnica rappresenta l’antefatto storico per la passione di A. Lange & Söhne per l’affissione digitale. Un primo assaggio è stato proposto al pubblico di appassionati con il meccanismo, brevettato, della grande data, presentato sul Lange 1 al momento del ritorno sul mercato della prestigiosa Casa sassone. Un secondo, con l’indicazione digitale questa volta anche dell’ora, nello Zeitwerk.